giovedì 10 novembre 2011

1 - MUSICA ROMANTICA - Ludwig van BEETHOVEN - Vita e opere (Life and works)

Ludwig van Beethoven




PREMESSA



I fermenti , la ribellione, le proposte nuove che in campo filosofico e letterario avevano segnato la nascita di quel tumultuoso movimento che fu il Romanticismo, non tardarono a manifestarsi nella musica, sia pure con processo lento e con caratteristiche globali ancor più difficilmente definibili. Comunque, e fatta eccezione per il solo melodramma, la nascita del romanticismo musicale – e si potrebbe dire senz’altro della musica moderna – coincide con l’opera genialissima di Ludwig van Beethoven.



LA VITA


Nato a Bon nel 1770 da una famiglia di origine fiamminga, Ludwig viene ben presto iniziato alla musica dal padre Johann, cantore di Corte. A sette anni si esibisce con successo, suonando l’organo e il clavicembalo; il padre spera che egli possa diventare un prodigio di precocità musicale come lo era stato Mozart. Incoraggiato, Beethoven prosegue gli studi sotto la guida di maestri esperti. A 10 anni inizia, di fatto, l’attività professionale, sostituendo sempre più spesso il suo maestro all’organo della cappella o suonando in sua vece il clavicembalo nelle rappresentazioni teatrali.

Le sue evidenti capacità gli procurano una certa fama: nel 1787, a Vienna, Mozart esprime pieno apprezzamento per le doti pianistiche di Ludwig. Negli anni immediatamente successivi, tristi vicissitudini familiari (la morte della madre, il licenziamento del padre, dedito al bere) lo costringono ad assumere il peso della famiglia. Nel ’95 è ancora a Vienna per seguire l’insegnamento di Haydn. Come maestro il grande Haydn lo delude e Ludwig preferisce prendere lezioni da Schenk e Salieri, meno celebri ma più dotati nell’arte dell’insegnare.

Un periodo breve ma importante si apre nella vita di Beethoven: dal 1795 al 1800 egli raggiunge, infatti, le soglie del successo, della piena affermazione (di questi anni è, tra l’altro, La “sonata in do minore” per pianoforte, la celeberrima PATETICA). Ma è solo una parentesi di serenità e di certezze: due anni più tardi, infatti, comincia ad avvertire i sintomi del male che lo porterà alla sordità quasi completa.

L’esistenza dell’artista si fa difficile, dura. In triste solitudine – le donne che ama non sanno comprenderlo e corrispondere al bisogno del suo affetto – egli si rinchiude nella sua arte creando, nonostante il male e le avversità, una grande musica. Nei primi anni dell’800 compone le prime le prime tre “sinfonie”, tre “concerti per pianoforte e orchestra” e le “sonate op. 27” (tra queste le impareggiabili AL CHIARO DI LUNA e APPASSIONATA) e ancora tre “quartetti” e un’operetta, il FIDELIO.

Nel 1808 riceve l’offerta di trasferirsi in Francia quale maestro di cappella, la l’arciduca Rodolfo d’Austria e altri amici scongiurano Beethoven a non lasciare Vienna, impegnandosi a versare al maestro una pensione che gli consenta di lavorare senza preoccupazioni. Intanto il male si aggrava, mentre crescono fama e riconoscimenti. Il FIDELIO, riscritto per la terza volta, ottiene finalmente un enorme successo, autorevolmente avallato dalla presenza dei monarchi e governanti convenuti a Vienna per lo storico Congresso.

Quasi del tutto sordo, afflitto da penose vicende familiari, Beethoven crea i suoi ultimi capolavori: la MISSA SOLENNIS op. 123, la NONA SINFONIA.
Muore, a cinquantasette anni, nel 1827.



MUSICA E PERSONALITA’ DI BEETHOVEN


Sarebbe difficile trovare aggettivi adatti a esprimere compiutamente il valore e l’importanza culturale della musica beethoviana. Oggi, a quasi due secoli dalla scomparsa del maestro, le sue sinfonie, le sonate costituiscono fonte ancora inesausta di emozioni, di godimento spirituale. La sua musica arriva – talora persino attraverso la manipolazione che dei suoi temi hanno fatto i moderni “arrangiatori” di canzoni e di motivi di “consumo” (basti pensare al sempre rinnovato successo dei temi musicali, rielaborati in mille forme, delle sonate AL CHIARO DI LUNA e PER ELISA) – ad una platea eccezionalmente vasta che supera enormemente la cerchia degli intenditori e che tende a crescere per effetto della costante emancipazione culturale delle grandi masse.

Questa semplice considerazione può valere, forse meglio di altre, a dare la misura della grandezza e della vitalità di una musica capace di entusiasmare gli animi e le intelligenze con immutata intensità. Beethoven aveva cominciato a comporre e ad affermarsi, avendo naturalmente presenti i grandi modelli viennesi del ‘700, Mozart e Haydn. Ma della lezione di questi fu interprete ricco d’autonomia e di spirito critico, rielaborandola genialmente e finendo poi col distaccarsene del tutto. Con le ultime composizioni, Beethoven recide i legami ormai esilissimi che ancora l’uniscono al Classicismo. Naturalmente una qualsiasi invenzione musicale non può prescindere dal mezzo strumentale destinato a diffonderla, e Beethoven cominciò subito a porre mano all’orchestra, cercando, con successo, di rinnovarla. Egli tese a superare i limiti di suono introducendo, per irrobustire le sue capacità espressive, voci soliste e corali, come nella NONA SINFONIA.

Nelle sonate per pianoforte e nei quartetti, ripropose la forma della “fuga” e del “recitativo strumentale”. In altre parole, egli portò l’insieme degli strumenti a interpretare idee e contenuti che mai prima di allora la musica aveva espresso. Alle note Beethoven affidava non più la funzione di raffinato svago intellettuale per pochi, ma quella di messaggio dotato di fortissima carica morale, tale da poter raggiungere tutti gli uomini. Ritroviamo qui segni – uno dei segni, perlomeno – che distinsero l’avvio della rivoluzione romantica.

Nei tempestosi avvenimenti che caratterizzarono l’epoca in cui visse – dal crollo dell’ancien regime” all’avventura napoleonica – Beethoven non cessò mai di porre a fondamento della sua arte gli ideali di libertà e dignità dell’uomo.

E’ celebre l’episodio legato alla stupenda 3a sinfonia in mi bem. Op. 55, nota come l’ EROICA: inizialmente dedicata a Napoleone Bonaparte, Beethoven fece cancellare l’iscrizione che figurava sulla partitura dopo che Napoleone si era fatto incoronare imperatore, tradendo così gli ideali repubblicani. A questi ideali Beethoven non rinunciò mai: essi rappresentavano il tramite o, meglio, il comune terreno di incontro tra la sua musica e le moltitudini umane. E cercò, per questo, di rendere sempre chiaro e intelligibile ciò che aveva da dire, impegnandosi in una costante ricerca stilistica, nell’approfondimento del linguaggio musicale e delle sue capacità espressive, a prezzo di un ininterrotto tormento creativo.
  

     
LE SINFONIE


Per dare il senso di ciò che di nuovo e prorompente rappresentano, per i contemporanei, le sinfonie di Beethoven, basterebbe ricordare le parole che un musicista intelligente e sensibile, Weber, pronunciò dopo aver ascoltato la 7a sinfonia: “Ludwig è maturo per il manicomio”. E in effetti l’opera di rinnovamento che il maestro aveva compiuto nel campo della sinfonia aveva tali dimensioni e qualità da sconcertare l’élite musicale del tempo.

Le sue sinfonie appaiono intessute su una trama fittissima di ritmi e di emozioni, toccano altezze vertiginose (e conoscono anche qualche pausa retorica). Ne compose nove, che cito:



- 1a sinfonia in do maggiore opera 21

- 2a sinfonia in re maggiore opera 36

- 3a sinfonia in mi bemolle opera 55 – EROICA

- 4a sinfonia in si bemolle opera 60

- 5a sinfonia in do minore opera 67

- 6a sinfonia in fa maggiore opera 68 - PASTORALE

- 7a sinfonia in la maggiore opera 92

- 8a sinfonia in fa maggiore opera 63

- 9a sinfonia in re minore opera 125. -  INNO ALLA GIOIA


Con queste sinfonie Beethoven dette una definitiva sistemazione all’orchestra moderna. Gli impresari teatrali attrezzarono sale apposite per consentire l’ascolto nelle migliori condizioni. La musica sinfonica si affermava, con Beethoven, come prodotto culturale di massa.

Vorrei qui suggerirvi, di provare per curiosità, l’ascolto di almeno tre delle sinfonie beethoviane e cioè della terza, della sesta e della nona. Per il loro carattere e per la loro enorme capacità di “presa” sugli ascoltatori, indipendentemente dal grado musicale da voi posseduto, esse rappresentano tre esempi illuminanti del genio del maestro.

La Terza sinfonia, EROICA, è una costruzione musicale imponente, adeguata al tema ideologico che la ispira, ossia l’esaltazione, in Bonaparte (e poi genericamente nel “sovvenire di un grand’Uomo”) delle grandi passioni ideali suscitate dalla Rivoluzione Francese. Particolare innovazione della TERZA SINFONIA è la sostituzione dell’adagio con la marcia funebre. Da un punto di vista strettamente tecnico, l’elemento che sbalordì i critici contemporanei fu l’applicazione dello schema della “sonata” (articolata in: esposizione o presentazione del tema, sviluppo della presentazione, ripresa e, eventualmente, “coda”) alla sinfonia, che acquisì in tal modo una struttura completamente diversa, capace di raggiungere il massimo di intensità espressiva.

Di carattere quasi opposto è la Sesta sinfonia, la PASTORALE, nella quale Beethoven trasfuse tutto il suo amore per la natura. E’ la manifestazione d’uno stato d’animo idilliaco, serenamente disteso. Dei cinque “tempi” in cui si divide la sinfonia, uno – quello famosissimo del “temporale”, è interamente svolto secondo i canoni della musica “a programma” o descrittiva, ma senza alcuna concessione al cattivo gusto abbastanza tipico di questo genere di composizione.

La NONA rappresenta infine una specie di testamento estetico di Beethoven. In questa sinfonia la novità di maggior rilievo consiste nell’introduzione della voce solista impiegata nella recitazione dell’INNO ALLA GIOIA del poeta Schiller.
    

    
LE SONATE


Beethoven compose 32 sonate, che si sogliono raggruppare secondo tre “stili” corrispondenti ad altrettanti periodi (dal 1795 al 1800 il primo, dal 1800 al 1814 il secondo e dal 1816 al 1822 il terzo).

Tra quelle del primo periodo, fa spicco la più ricordata sonata in do minore opera 13, PATETICA. In questa fase Beethoven operò una importante modificazione nello schema tradizionale della sonata, sostituendo al “minuetto”, lo “scherzo”. Al secondo periodo, di piena maturità lirica, appartiene, tra le altre, la sonata in do diesis min. op. 27 n° 2, la celeberrima AL CHIARO DI LUNA, dove al posto dell’”allegro” introduttivo figura una “romanza” le cui note si susseguono e si ripetono per tutta la composizione quasi a segnare una ossessione dolorosa.



LE ALTRE COMPOSIZIONI


Il quadro della produzione beethoviana comprende infine, oltre al FIDELIO, le musiche di scena per l’ERNANI di Wolfgang Goethe, alcune composizioni corali tra cui “Cristo sul monte Oliveto”, la “Messa in do op. 86, la Missa solennis op. 123 e numerosi “lieder”.


VEDI ANCHE . . .

LUDWIG VAN BEETHOVEN - Vita e opere

BEETHOVEN - L'uomo nuovo

LUDWIG VAN BEETHOVEN - Sinfonia di vita

BEETHOVEN, solo con la sua musica
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Sta..........................
   

1 commento:

Armando Orlandi ha detto...

ERNANI???? Direi "Egmont"! lapsus calami....

Armando Orlandi
www.lvbeethoven.it