domenica 12 febbraio 2012

Biografia completa di Wolfgang Amadeus Mozart (Video opere principali)



Wolfgang Amadeus Mozart (Salisburgo 1756 - Vienna 1791) compositore austriaco. Il padre Leopold era maestro di cappella presso il principe arcivescovo di Salisburgo quando Wolfgang nacque, il 27 gennaio. 
Prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, il piccolo Mozart rivelò prodigiose doti musicali, tanto che a quattro anni già suonava il clavicordo e a cinque componeva minuetti. Anche la sorellina Nannerl suonava il clavicembalo con grande abilità: cosicché Leopold, perseguendo tenacemente l'educazione musicale dei figli, pensò di sfruttarne subito le qualità precoci. 
Nel gennaio 1762 Leopold si recò con la famiglia alla corte dell'elettore di Monaco di Baviera, dove i due piccoli musicisti tennero concerto, suscitando stupore e ammirazione. L'avvenimento ebbe immediata eco e, nel settembre dello stesso anno, l'imperatrice Maria Teresa invitò i due fanciulli prodigio a esibirsi in presenza della famiglia imperiale e di tutta la nobiltà. 
Nel 1763 i Mozart iniziarono un giro concertistico attraverso Monaco, Augusta, Ulma, Mannheim, Francoforte, Colonia, proseguendo quindi per Aquisgrana e Bruxelles fino a Parigi. Intanto Wolfgang aveva rapidamente appreso anche il violino e l'organo.
  

   
Nell'aprile 1764 fu la volta di Londra, dove J.Ch. Bach, maestro di cappella a corte, accolse il piccolo  Mozart come un collega e suonò con lui; Wolfgang conobbe anche C.F. Abel; ricopiando le sinfonie di quet'ultimo scoprì la tecnica del clarinetto, strumento allora ancora poco usato in orchestra, mentre il celebre sopranista G. Manzuoli gli rivelò la tecnica del “bel canto”. Decisiva fu l'influenza di J.Ch. Bach, nello stile del quale  Mozart scrisse a Londra le Sinfonie K. 16 e K. 19, oltre a parecchie sonate per clavicembalo e altri strumenti.
   

    
A Londra, dove re Giorgio III e la regina Carlotta non si stancavano di ascoltare le sue improvvisazioni al cembalo, il ragazzo ebbe anche i primi contatti col melodramma italiano, ascoltando opere di Piccinni, Galuppi, Ferrandini, Giardini ecc. 
Nel 1766 i Mozart si recarono in Olanda, quindi, passando per Lilla (dove Wolfgang si ammalò gravemente), ritornarono a Parigi, poi in Svizzera, a Monaco e infine a Salisburgo.
   

    
Nel 1767 l'arcivescovo ordinò a Mozart l'oratorio “L'obbligo del primo comandamento”, che fu eseguito in maggio con successo; nello stesso anno il giovane musicista scrisse pure una cantata, un offertorio, un prologo e una tragedia. Inizia da questo periodo (a undici anni) l'intensa e feconda attività compositiva di  Mozart che non avrà tregua sino alla sua morte.
   

    
 Mozart si recava spesso a Vienna, continuamente chiamato e conteso dalla nobiltà; nel 1768 compose, su ordinazione dell'imperatore, “La finta semplice”, opera buffa in tre atti, che non venne però rappresentata a Vienna, a causa delle invidie che il piccolo genio già suscitava negli ambienti musicali, ma soltanto l'anno successivo a Salisburgo. A Vienna fu invece rappresentata privatamente, in casa del dottor Mesmer, l'operina tedesca “Bastien und Bastienne”, composta da Mozart in breve tempo.
  

    
Nello stesso periodo scrisse pure una “Missa brevis” (K. 49), che diresse personalmente con grande successo. Nella capitale Mozart ebbe la rivelazione dell'Alceste di Gluck, conobbe e studiò a fondo le opere dei maggiori sinfonisti della Scuola viennese (Haydn, Ditters, Wanhall, Gassmann) ed entrò in rapporti anche con Hasse. L'intenso lavoro di studio, di attività compositiva e concertistica gli cagionavano esaurimenti e frequenti malattie; ma Leopold decise ugualmente di intraprendere un viaggio in Italia.
     

   
Partiti nel dicembre 1769, passarono per Rovereto, Verona e Mantova, dove M. diresse una sinfonia, lesse a prima vista un concerto e una sonata, e improvvisò un'aria su un testo proposto dal pubblico. La fama del fanciullo prodigio correva ormai per tutta Italia; a Roma Mozart ascoltò nella cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri, e sapendo di non poterne ottenere in visione la partitura, la trascrisse di sana pianta a memoria; il papa, ammirato, gli accordò il titolo di cavaliere dello Speron d'oro. Giunto a Bologna, Mozart studiò con padre Martini e fu sottoposto alla prova prescritta dalla celebre Accademia filarmonica, superata la quale venne nominato membro effettivo. A Firenze incontrò P. Nardini.
   
      
A Milano, infine, conobbe G.B. Sammartini e N. Piccinni e compose su ordinazione, oltre a quattro sinfonie, l'opera “Mitridate re di Ponto”. In seguito al successo dell'opera, ebbe l'incarico di scrivere un lavoro celebrativo per le nozze dell'arciduca Ferdinando con Maria Beatrice di Modena. Ritornato a Salisburgo nel marzo 1771, si accinse al lavoro; l'opera, una “serenata teatrale in due atti”, s'intitola “Ascanio in Alba”, su testo dell'abate Giuseppe Parini. Per il suo allestimento Mozart  tornò a Milano, dove l'opera fu rappresentata con grande sfarzo il 17 ottobre.
    
    
Nel 1772 morì l'arcivescovo di Salisburgo che aveva protetto Mozart, e gli succedette Hieronymus Colloredo, che gli fu sempre ostile e lo sottopose anche a gravi umiliazioni. Ottenne tuttavia l'autorizzazione a compiere un terzo viaggio in Italia per la rappresentazione a Milano (dicembre 1772) dell'opera Lucio Silla, composta di malavoglia e destinata all'insuccesso. 
Mozart a Vienna divenne discepolo di Haydn e s'interessò vivamente al contrappunto, scrivendo alcuni singolari quartetti terminanti con fughe a più soggetti.
  
    
Nel 1775 (13 gennaio) fu rappresentata a Monaco una nuova opera di Mozart, “La finta giardiniera”, che suscitò entusiasmi; e nel 1776, a Salisburgo, “Il re pastore”. Ma l'atmosfera grigia e gretta della città natale e le continue vessazioni cui lo sottoponeva l'arcivescovo Colloredo spinsero Mozart a dimettersi dalla carica, mal retribuita tra l'altro, di Konzertmeister; nell'agosto del 1777 lasciò Salisburgo alla volta di Monaco; fu poi ad Augusta e infine a Mannheim, dove riprese a studiare e ad ascoltare i sinfonisti di quella scuola. Per vivere impartiva lezioni e componeva su ordinazione.
  

   
Ripartito alla volta di Parigi in cerca di fortuna, trovò un ambiente mutato e meno favorevole, nel pieno della polemica tra piccinnisti e gluckisti, alla quale egli rimase totalmente estraneo. 
Il 3 luglio 1778 gli morì la madre: affranto dal dolore, che non valsero ad alleviare gli elogi raccolti dalla sua “Sinfonia in re maggiore” detta «Parigina» (K. 297), ritornò a Salisburgo, dove gli si prospettava la nomina a organista di corte e del duomo.
     

    
Il successo strepitoso conseguito a Monaco con la nuova opera “Idomeneo re di Creta”, rappresentata il 29 gennaio 1781, lo indusse però a rompere definitivamente con Salisburgo per tentare la fortuna nell'ambiente internazionale di Vienna, dove si stabilì e dove sposò Constanze Weber.
    

     
Qui Mozart ricevette dall'imperatore Giuseppe l'incarico di scrivere un'opera. Mozart scelse un “Singspiel” tedesco su testo di Gottlob Stephanie, intitolato “Belmonte und Constanze oder Die Entführung aus dem Serail” (Belmonte e Costanza ovvero Il ratto dal serraglio), primo capolavoro del teatro musicale mozartiano e prima opera tedesca che apre la strada alla fioritura romantica, a cominciare da Weber.


  
     
     
Dopo la rappresentazione di quest'opera (16 luglio 1782), per quattro anni Mozart sembrò allontanarsi dal teatro; entrato nella massoneria, scrisse molta musica strumentale, sinfonica e da camera, concerti per pianoforte, quartetti, trii. A Vienna si legò di fraterna amicizia con Lorenzo Da Ponte ed Emanuel Schikaneder, che diverranno poi suoi librettisti.
     

      
Dopo aver composto un'operina intitolata “Der Schauspiel Direktor” (L'impresario teatrale), allestita a corte a Schönbrunn, scrisse uno dei suoi massimi capolavori, “Le nozze di Figaro”, su un mirabile testo di Da Ponte ricavato, per espresso desiderio di Mozart, dalla celebre commedia di Beaumarchais. 
   

      
Sin dalla prima rappresentazione (10 maggio 1786), il successo fu delirante, suscitando invidie da parte degli operisti più in voga del tempo (tra cui Antonio Salieri), che invano brigarono per sabotare Mozart, salutato ormai ovunque come il maggior musicista vivente. L'opera venne allestita, l'anno seguente, anche a Praga, dove il teatro italiano gli propose un'opera nuova.
   

    
Nacque così il “Don Giovanni”, ancora su libretto di Lorenzo Da Ponte, andato in scena il 29 ottobre 1787: un altro capolavoro assoluto, l'opera forse più problematica dell'estremo illuminismo, destinata (al pari del successivo “Flauto magico”) a impressionare Goethe e a costituire tema inesauribile di riflessioni letterarie e filosofiche. Dopo il trionfo del Don Giovanni a Praga, Mozart ritornò a Vienna, dove fu chiamato a occupare il posto di Kammermusicus dell'imperatore. Ma la situazione economica del musicista era precaria; il modesto stipendio, le lezioni private, le composizioni di ogni genere che gli venivano commissionate non bastavano a sostenere il gravoso bilancio familiare. Mozart si isolava sempre più, non trovando più neppure nella moglie un conforto alla propria solitudine. 
Un altro grave colpo gli venne dalla morte del padre, avvenuta il 28 maggio 1787.
   

    
Nel 1789 si recò a Berlino al seguito del principe Lichnowsky. L'imperatore Federico Gugliemo II, dopo averlo sentito suonare a Potsdam, gli offrì la carica di primo Kappelmeister, con uno stipendio annuo di tremila talleri; ma Mozart rifiutò, preferendo rimanere fedele all'imperatore d'Austria, suo protettore, per il quale scrisse una nuova opera: “Così fan tutte”, ossia “La scuola degli amanti”, ancora su libretto di Da Ponte, rappresentata a Vienna il 26 gennaio 1790 con esito piuttosto freddo.
   

   
Morto Giuseppe II, il suo successore, Leopoldo II, mostrò di non avere alcun interesse per la musica; per celebrare la sua incoronazione Mozart scrisse tuttavia, su un vecchio libretto di Metastasio, “La clemenza di Tito”, rappresentata a Praga il 6 settembre 1791. 
Accompagnato a Praga dall'allievo Franz Süssmayer e dalla moglie Costanza, e già in precarie condizioni di salute, Mozart tornò a Vienna, convinto che gli restasse ormai poco tempo da vivere. Ad accrescere il senso della morte imminente vuole la leggenda che uno sconosciuto, dopo avergli commissionato un “Requiem”, non si facesse mai più vedere. Mozart iniziò la composizione di questa messa farneticando sul suo committente, che egli pensava ora come un messaggero celeste, ora come una potenza infernale. Accettò tuttavia la proposta di comporre un'opera tedesca, “Die Zauberflöte” (Il flauto magico), su testo di E. Schikaneder.
   
    
Rappresentata nel piccolo Theater auf der Wieden il 30 settembre 1791, è l'ultimo capolavoro teatrale di Mozart e segna, al pari delle “Nozze di Figaro” e del “Don Giovanni”, un punto fermo della storia della musica. 
Il “Requiem”, ripreso febbrilmente, rimase incompiuto per l'improvvisa morte di Mozart, avvenuta il 5 dicembre 1791, e fu poi terminato da Süssmayr. 
Le cause della sua morte rimasero misteriose; nacque la leggenda (raccolta in periodo romantico da poeti e letterati, tra cui Puskin), che fosse stato avvelenato da Salieri. 
Nel 1842 la città di Salisburgo fondò il Mozarteum, per valorizzare la sua opera sia con la raccolta di documenti, sia con l'esecuzione di musiche mozartiane in un festival tuttora attivo. L'attività creativa di Mozart spaziò in tutti i generi musicali: dalla musica da camera al concerto per strumento solista, dalla musica sacra alla sinfonia e all'opera. 
Una prima edizione delle sue opere complete fu pubblicata a Lipsia dal 1877 al 1905. 


Sta... per sempre...

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